Taijiquan stile Chen

Molte sono le definizioni attribuite al Taijiquan o Tai Chi Chuan, come “Boxe della sommità suprema” o “Boxe del polo supremo” come qualità tecnica da raggiungere e tante altre definizioni attribuitegli nel tempo per tutto il valore che rappresenta l’arte del Taijiquan. 

In modo semplice, dato l’ideogramma che lo rappresenta, potremmo definire il Taijiquan come la Boxe dello Yin Yang, ovvero dei due aspetti.

E’ proprio nei due aspetti che si identifica di più lo stile Chen di Taijiquan rispetto agli altri, nella sua espressione tecnica e negli allenamenti. Il manifestarsi continuo di vuoto-pieno, lento-veloce, statico-dinamico, durezza-morbidezza, apertura-chiusura, concentrazione-espansione oltre ai due aspetti complementari indispensabili nella postura, nella respirazione ovviamente, nell’atteggiamento mentale.

Il concetto di flessibilità ad esempio, caratteristico del Taijiquan, espresso comunemente come cedevolezza, anch’esso implica in se due aspetti come in natura il bambù per esempio è allo stesso tempo duro e morbido, può curvarsi moltissimo senza spezzarsi e essere molto duro per colpire.

Esprimere il Taijiquan è quindi muoversi in armonia delle leggi universali dello Yin Yang, del Tao, dei Wu Xing (cinque movimenti), ecco quindi il concetto fondamentale di WuWei. Per quanto riguarda l’aspetto legato al benessere psicofisico che lo colloca tra le cosiddette discipline olistiche e come tecnica di Qi Gong, sono l’uso della respirazione associato al movimento specifico del corpo [attraverso cui i muscoli interessati con la loro contrazione-decontrazione (pressione e rilascio sugli agopunti), seguono percorsi precisi secondo la teoria dei Jingluo (canali energetici)] che favoriscono il fluire del “chi” e la sua regolare distribuzione in tutto il corpo. Regolarizzare e rilassare la respirazione, accrescere le proprie qualità tecniche attraverso l’allenamento generando maggiore forza di volontà, sono le basi fondamentali per una mente in armonia.

Altro principio fondamentale dello stile Chen di Taijiquan è l’energia a spirale “Chan Ssu Jing” o tradotto “Energia del Bozzolo di Seta” che si esprime attraverso i movimenti nella forma che rendono la manifestazione energetica in ogni tecnica di tipo a spirale e mai lineare. I movimenti del Taijiquan stile Chen e l’energia interna espressa, proprio come la rappresentazione grafica del simbolo Taiji, seguono un andamento circolare di tipo a spirale, paragonabile allo svolgersi del bozzolo di seta, “Chan SSu Jing” appunto. Una serie di semplici esercizi, di cui cinque semplici di base, favoriscono l’apprendimento del principio del bozzolo di seta fin dai primi mesi di apprendimento.

Dal Chan Ssu Jing si genera il Fajin, caratteristica esplosione energetica delle tecniche di Taijiquan dello Stile Chen.

Il principio “Fangsong” di rilassamento/scioglimento, è più che altro una condizione necessaria da mantenere sempre presente nella pratica. Il rilassamento toglie le rigidità e favorisce maggiore velocità nella tecnica, lo scioglimento (da escludersi in mancanza di rilassamento) delle articolazioni e della muscolatura favorisce un movimento più fluido e circolare. I due aspetti insieme favoriscono la circolazione del “Chi” nei canali e collaterali.

Il Taijiquan è molto più di quello che le parole possono esprimere, solo l’esperienza conseguita con l’allenamento costante, seguendo gli insegnamenti trasmessi, può farne comprendere il valore.

 

LE ORIGINI E I MAESTRI

Secondo fonti non ufficiali e non documentate, a cavallo tra fantasia e leggenda, le origini del Tai Chi Chuan vengono attribuite a un uomo, vissuto in un periodo non ben definito compreso tra il XII e il XV secolo, di nome Zhang Sanfeng, si narra fosse un monaco taoista che viveva in solitudine sui monti Wutang nella provincia Hopei.

Famosa la leggenda in cui Zhan Sanfeng osservando il combattimento tra un gazza (o forse una gru) e un serpente, dal modo in cui gli animali schivavano gli improvvisi attacchi diretti l’uno dell’altro, attraverso movimenti morbidi e circolari in cui la morbidezza e la flessibilità prevalevano sulla durezza e sulla forza, capì che gli stessi principi universali della circolarità, dei due aspetti

Yin Yang, del Tao, potevano applicarsi alle arti marziali. Anche se non è certa l’esistenza di Zhang Sanfeng, è certo quello che la leggenda vuole rappresentare e ha rappresentato fino a oggi (al di la del significato sociale, culturale o politico per cui può essere stata utilizzata), l’indiscutibile valore del Tao e le sue leggi universali applicabili sotto ogni forma in natura.

Secondo fonti ufficiali e documentate attraverso le ricerche di Tang Hao (1897-1957), storico delle arti marziali, l’origine del Taijiquan o comunque della sua prima vera codificazione, è da attribuirsi a Chen Wanting (1600-1680), ufficiale dell’esercito con alti incarichi sotto la dinastia Ming, costretto a ritirarsi in incognito nel suo villaggio natale, Chenjiagou, con l’inizio della nuova dinastia Qing, verso cui aveva manifestato la sua avversione.

Creò il Taijiquan applicando le leggi dello Yin Yang, del Tao, della Medicina Tradizionale Cinese, alle arti marziali di cui era esperto.

Il metodo veniva insegnato e trasmesso solo agli appartenenti alla famiglia Chen del villaggio di Chenjiagou, molti sono stati i maestri rappresentativi e famosi per la loro abilità.

Tra questi Chen Chang Xing (1771-1853) XIV generazione della famiglia Chen, fu il primo a insegnare a un allievo non appartenente alla famiglia, il famoso Yang Lu Chan, da lui lo stile Yang di Taijiquan, a tutt’oggi lo stile più diffuso al mondo.

Chen Xin (1849-1929) XVI generazione della famiglia Chen, nipote del Grande Maestro Chen Youheng, fu colui che scrisse “Il trattato illustrato del Taijiquan della famiglia Chen”, mettendo per la prima volta per iscritto quello che fino allora veniva tramandato oralmente.

Chen Fa Ke (1887-1957) XVII generazione della famiglia Chen, trasferitosi a Pechino su invito del nipote anch’esso Maestro di Taijiquan, per le sue incredibili capacità tecniche, fu esortato, anche da Maestri di altri metodi di Kung Fu, ad aprire una sua scuola di Taijiquan. Creò la Xinijia (nuova intelaiatura), molto diffusa in Cina e negli ultimi anni anche in occidente, con sequenze che, a differenza della Lao Jia (antica intelaiatura), enfatizzano la potenzialità del Fajin, l’energia esplosiva del metodo Chen di Taijiquan, e i movimenti a spirale del Chan Ssu Jin.

Da lui quattro Maestri della XVIII generazione della famiglia Chen, tra cui suo figlio Chen Zhao Kui e suo nipote Chen Zhao Pei, insegnanti degli attuali maestri della XIX generazione della famiglia Chen tra cui Chen Zheng Lei da cui il nostro Maestro Liming Yue, suo allievo e discepolo divulgatore del metodo che studiamo nella nostra scuola.